Diatermocoagulazione e Crioterapia

Diatermocoagulazione e Crioterapia

Diatermocoagulazione

La Diatermocoagulazione è un metodo terapeutico che consiste nel cauterizzare (bruciare) i tessuti utilizzando un elettrobisturi. Può essere utilizzata per il trattamento di lesioni presenti sulla cute come per esempio cheratosi seborroiche, fibromi penduli, verruche.

Infatti la diatermocoagulazione è impiegata per distruggere i tessuti patologici e proliferanti a causa di fenomeni infiammatori cronici o tumorali benigni.

Tecnicamente la metodica di diatermocoagulazione si basa nel concentrare uno stimolo di corrente ad alta frequenza verso un punto preciso provocando così la distruzione dei tessuti ed allo stesso tempo la coagulazione cellulare il tutto grazie ad un effetto termico.

In pratica si può eseguire la diatermocoagulazione sia eseguendo prima un anestesia locale oppure anche senza anestesia perché la sensazione dolorosa è molto breve e non particolarmente intensa. In base alla sede della lesione e alle sue dimensioni il dermatologo decide se l’anestesia locale è opportuna oppure no. Se eseguita da operatori esperti non presenta particolari rischi.

Possono permanere esiti cicatriziali che nella maggior parte delle volte sono minimi o quasi invisibili.

Crioterapia dermatologica

La Crioterapia è una metodica efficace per il trattamento di lesioni cutanee superficiali di natura benigna e premaligna. Può essere usato come trattamento di scelta, come metodo alternativo e in aggiunta ad altre terapie.

Nella maggior parte dei casi viene utilizzato azoto liquido anche se in passato era molto comune anche l’utilizzo della neve carbonica. La neve carbonica non generalmente in uso ad oggi a causa della complessità nel mantenimento del materiale che era necessario per eseguire i trattamenti.

L’uso del freddo in medicina è prassi piuttosto antica; soltanto in tempi recenti si sono chiariti alcuni meccanismi che hanno permesso di perfezionare le tecniche e scegliere più accuratamente le indicazioni.

Le alterazioni biologiche che seguono all’abbassamento della temperatura dei tessuti sono diverse se questo è lento o rapido. Il congelamento lento determina la formazione di cristalli di ghiaccio extracellulari, mentre quello rapido (almeno –50°/min) produce ghiaccio intracellulare. Tutto ciò si traduce in un danno tissutale molto più preciso e controllabile tanto che, nei tempi d’applicazione terapeutici, si ottiene sempre un distacco dermo-epidermico senza danno al derma e quindi una guarigione senza cicatrice.

Il danno tissutale è dovuto sia ad effetti diretti sul tessuto sia alla stasi venosa che si instaura dopo lo scongelamento. I massimi effetti distruttivi sono determinati da cicli ripetuti di congelamento e scongelamento in quanto ad ogni ciclo c’è un richiamo d’acqua e la maggior quantità d’acqua facilita la trasmissione del freddo.

Nella pratica clinica la crioterapia si utilizza principalmente per trattare cheratosi attiniche, verruche seborroiche, verruche virali e lentigo solari. Inoltre la crioterapia ha trovato grande riscontro nel trattamento delle macchie cutanee di volto e dorso delle mani nell’ambito della medicina estetica.

Quando sottoposto al trattamento il paziente avverte prima una sensazione di freddo e poi un lieve bruciore che si fa via via più intenso col prolungarsi del trattamento (durata media circa 10 secondi).


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